Lorenzo Marcuccetti

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Saltus Marcius

Un appassionante evento dei tempi di Roma Repubblicana. Nella tarda estate del 186 a.C. i Liguri Apuani attirano in un'imboscata l'esercito consolare di Quinto Marcio Filippo e lo fanno a pezzi. Il luogo sarà ribattezzato "Saltus Marcius", Per ricordare nel tempo l'onta da lui subita. L'autore, sulla base di un'accurata ricerca storico-archeologica durata quasi 20 anni, ricostruisce le fasi della più drammatica sconfitta patita dalle legioni romane sulle montagne della Liguria antica. Accompagnano l'opera letteraria gli splendidi disegni del maestro Riccardo Bremer che impreziosiscono questa seconda edizione.
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La lingua dimenticata

Raccolta di oltre 7600 toponimi, catalogati e suddivisi in 168 voci, basi, temi, radici, prefissi, formanti, suffissi, teonimi, etnici preromani. "La cultura delle popolazioni liguri dell'Appennino Tosco-Emiliano non è andata totalmente perduta. Apuani, Friniati, Mugelli, hanno scritto il loro libro più bello nella terra viva, sul territorio , attraverso migliaia di nomi di località e micro toponimi passati inosservati agli occhi dei più ma che celavano i fonemi più significativi di quel linguaggio arcaico. Attendevano che qualcuno li scoprisse..." (Lorenzo Marcuccetti)
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Deportazione

Nell'estate del 180 a.C. il Senato Romano pianificò un'operazione militare senza precedenti: trasferire con la forza un intero popolo da una parte all'altra dell'Italia antica. Uomini,donne, vecchi, bambini, con il loro vissuto e poche cose, vennero trascinati per oltre 400 miglia, lungo l'Appennino o sopra navi di cabotaggio ridotto, sino nel Sannio. Arroccati sulle montagne a nord dell'Arno, quelle "Alpi" che ancora oggi portano il loro nome, i Liguri Apuani si erano opposti strenuamente alla penetrazione romana. Gente tenace gli Apuani: attiravano gli eserciti invasori lungo gole montuose seguendo una particolare strategia che potremmo definire "del lupo" e , una volta in trappola, li massacravano senza pietà a colpi di pennato, una lunga roncola che utilizzavano nel corpo a corpo per straziare gli avversari seminando il terrore. Una cultura che riponeva ogni speranza nel ferro delle armi, ma che celava un'anima di pietra. Sulle montagne, nelle radure sacre, le statue stele, mute sentinelle di arenaria, vegliavano da migliaia di anni sulla sorte di quel popolo...